«Dal Trofeo Bresciaoggi
a Nizza, ho realizzato
tutti i miei sogni»

Mario Balotelli premiato dal vicecaporedattore Giulio Tosini e dal direttore Maurizio Cattaneo
Mario Balotelli premiato dal vicecaporedattore Giulio Tosini e dal direttore Maurizio Cattaneo (DAMATOA)
26.05.2017

Mica da tutti. Alla faccia di chi non perde occasione di parlarne male. Mario Balotelli «bad boy»: quante volte è stato dipinto così! Ma bisognava vederlo ieri sera, nell’auditorium del Vittoriale degli Italiani. Ospite d’onore del Gran Gala del Calcio di Bresciaoggi. A suo agio, con discrezione, in un mondo che non ha mai smesso di sentire suo.

Il calcio bresciano. Quello da cui è partito e al quale torna sempre volentieri, sentendosi come a casa. Apprezzando i giudizi, anche le critiche e non solo i complimenti, di chi lo stima e gli vuol bene davvero. Di chi gli è vicino nella buona e nella cattiva sorte, e fa il tifo per lui sempre e comunque. Perché Balotelli è bresciano mica solo d’adozione, per convinzione. Ha scelto la brescianità, l’indossa con orgoglio, la rivuole e la ritrova di continuo, con gioia.

«Sono bresciano, mi sento bresciano e sono felice di tornare qui - conferma SuperMario, sorridendo -. Sono sempre rimasto legato alla mia terra, alla gente con cui sono cresciuto».

Tanti ragazzini bresciani che muovono i primi passi, tanti giocatori delle categorie inferiori che cercano di migliorarsi ogni giorno, sognano di fare il percorso che ha fatto Balotelli. O almeno la metà.

Io questo lo capisco e ai giovani che vogliono fare i calciatori auguro di vivere le emozioni che ho provato io. Anche se non ho ancora fatto molto.

Ha vinto scudetti in Italia e all’estero; è l’azzurro che ha segnato di più in un Europeo, capocannoniere nel 2012; con la maglia della Nazionale ha messo a segno 13 gol. C’è di peggio…

Io i gol non li ho contati. So che posso fare di meglio di più.

Al Vittoriale premia la Scarpa d’oro Ouardi…

E sono contento per lui…

Il Pallone d’argento e pure Scarpa d’oro Paghera…

Che era mio compagno nel Lumezzane. Quand’eravamo ragazzi, sì. Ma era più forte lui, Luca… Bei ricordi.

Premia anche il Pallone d’oro Galuppini, compagno di squadra di suo fratello Enock nel Ciliverghe.

E ne capisco la gioia.

Quand’è che Balotelli vincerà il suo?

Mah… Prima dovrei ammazzare quei due…

Ronaldo e Messi.

Ripeto, devo ancora fare molto. Posso e voglio fare di più.

Con lei c’è la Perla del Calcio, Martina Rosucci. Torinese ma bresciana d’adozione ormai, ha detto che il calore di qui da altre parti non l’aveva trovato. Lei ha girato e gira il mondo: è d’accordo?

Io sono cresciuto con i valori della mia famiglia, penso sempre ai miei cari e li ringrazio sempre. Mia mamma non mi hai obbligato a giocare a pallone. Le cose più importanti erano altre. Mi hanno sempre aiutato, trasmesso valori che mi porto ancora dietro. Io sono qui e faccio il calciatore perché ho talento, il talento serve ed è fondamentale. Ma non avrei potuto fare niente senza gli insegnamenti della mia famiglia. I valori con i quali sono stato cresciuto qui, a cominciare dall’impegno nelle cose.

Nel Nizza le cose non sono andate male, anzi. Nel campionato francese è riuscito a segnare con continuità come le era già riuscito in Serie A e in Premier League. Sta già pensando al futuro?

No… Fino al mese prossimo non ne voglio sentire parlare. Non penso al calcio. Per due settimane stacco la spina. Vado in vacanza e non guardo nemmeno la finale…

Juve-Real di Champions?

Non mi interessa… Riposo, torno e col mio procuratore Raiola valuto il da farsi. Un giorno mi piacerebbe chiudere la carriera nel Brescia, da tifoso del Brescia quale sono.

Rinaldo Sagramola e Alessandro Triboldi, pure presenti qui al Vittoriale, prenderanno appunti. A meno che non le chiedano di acquistare il Brescia…

Sono un calciatore e sono ancora giovane: per chiudere la carriera c’è tempo…

Tutto partì quindici anni fa, da quella finale al Trofeo Bresciaoggi di cui oggi riceve in omaggio una fotografia speciale, scattata allora al momento della premiazione. Ricorda?

Certo. Fu davvero una grande emozione per me. Da allora fino ad ora, con un campionato francese appena finito con il Nizza, posso dire di aver realizzato i miei sogni attraverso il calcio. Quella fu la prima grande vittoria della mia carriera, la prima grande gioia, come scrissi anche più tardi sulla Smemoranda. Con la maglia del Lumezzane, nella sfida contro la Pavoniana. Perdevamo 2-0 e ricordo che volevo uscire, perché non amo perdere. L’allenatore, Giovanni Valenti, mi disse “Resta in campo e vinciamo”. Segnai una tripletta. Ma oggi posso dirlo: per il 3-2 avevo spinto un difensore. Il terzo gol era da annullare…”.

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