«Da piccolo vacanze a Temù
Non seguo mode ma le creo
anche se ceno con Obama»

Lo stilista Giorgio Armani, 82 anni, in tribuna al PalaGeorge di Montichiari [FOTOGRAFO]FOTOLIVE / Simone Venezia
Lo stilista Giorgio Armani, 82 anni, in tribuna al PalaGeorge di Montichiari [FOTOGRAFO]FOTOLIVE / Simone Venezia (BATCH)
24.10.2016

Che meraviglia i guizzi di Simon, le strategie di Repesa, l’Olimpia dei marziani, l’attesa di Brescia della sfida con le mitiche Scarpette Rosse. Ma il Palageorge, strapieno e già caldissimo di per sè, si surriscalda di magia quando, in tribuna, compare Giorgio Armani. Sì, proprio lui, Re Giorgio, 82 anni, la cui ricchezza è valutata dalla rivista americana Forbes in 7,6 miliardi di dollari nel 2015. Una cifra che lo rende il quinto uomo più ricco d’Italia e il 174° al mondo.

Martedì sera lo stilista era a Washington, seduto al tavolo del presidente americano Barack Obama alla Casa Bianca nella cena organizzata per il premier Matteo Renzi, la domenica a mezzogiorno è in mezzo ai tifosi a Montichiari. Indossa una maglia blu a maniche lunghe, pantaloni grigi, scarpe sportive e tiene un soprabito blu. Lo indosserà quando lascerà il Palageorge a 1’30“ dalla conclusione, con la vittoria della sua EA7 in cassaforte, sul 78-92.

Segue la partita in silenzio. Come tutti i grandi che sono grandi davvero, non se la tira. Autografa perfino gambe e braccia ingessate, sorridendo si immola al selfie con chiunque, anche con una bambina che ha i lacrimoni quando uno steward le dice, gentile ma fermo, che il tempo è finito e Re Giorgio va lasciato in pace. Ma il Re chiama a sè la bambina, se la mette sulle ginocchia, cerca la posa più tenera e la fa felice, quando la mamma scatta la foto con il telefonino.

Chissà cosa racconterà oggi quella bambina, tornando a scuola e alle sue amichette, di quell’incontro con il re della moda una domenica a mezzogiorno.

Giorgio Armani, permette qualche domanda?

Rispondo volentieri, ma a una condizione.

Prego.

Che non si parli di calcio.

Lei, però, ha disegnato le divise per squadre famose: il Chelsea, la nazionale inglese.

Ma il lavoro è lavoro. Non c’entra nulla con le mie passioni.

Ed è sua la divisa degli atleti italiani alle Olimpiadi. Una considerazione sul calcio, però, viene spontanea: l’Olimpia Basket è di proprietà di un’eccellenza italiana come lei; l’Inter è in mani cinesi, il Milan lo sarà fra poco. Eppure è Milano, stessa città.

Non mi faccia commentare. Parliamo di pallacanestro, per favore.

Ecco, cosa è per lei la pallacanestro?

Una passione di famiglia. La praticavano mia sorella e mio fratello. Io andavo a vederli, restavo ammirato dai gesti, dalla plasticità, dall’eleganza del gioco e dei giocatori pur nello sforzo agonistico. Mi sono innamorato subito, la guardo sempre con l’incanto delle prime volte. Se è la mia Milano, poi...

Lei non ha mai giocato a basket?

Mi sono occupato d’altro.

Sono rare le sue apparizioni in trasferta al seguito dell’Olimpia. Come mai qui a Montichiari?

Volevo vedere la squadra da vicino e poi non è lontano da Milano. Siamo in pieno tour de force in Eurolega.

Già: giovedì la vittoria di un punto (81-80) a Istanbul contro il Darussafaka, martedì ad Atene la sfida all’Olimpiakos, nemmeno il tempo di tornare in Italia e giovedì sera a Milano ecco il Real Madrid. E domenica in casa contro Caserta si torna al campionato.

Un bell’impegno, ma è così ed è esaltante.

Lei è proprietario dell’Olimpia dal 2008. E nel 2013-14, a 18 anni di distanza, ha riportato lo scudetto a Milano. E lo ha conquistato pure la scorsa stagione. Dopo lo scudetto, vincere in Europa sarebbe il top.

Incrociamo le dita, lo speriamo tutti.

Martedì scorso era a cena con il presidente americano Obama alla Casa Bianca, adesso è qui al Palageorge in mezzo a tante persone.

Mi piace questa vita. Dopo essere stato al tavolo con le persone più importanti del mondo, ora sono in questo bel palazzetto dello sport. E mi sento benissimo anche a stare tra la gente comune.

Ha visto che calore il pubblico bresciano?

Sì, e mi fa molto piacere anche per gli attestati di stima della gente bresciana, entusiasta ma molto corretta. Ma lo sapevo bene. Di solito questo calore si riserva al calcio.

Alt: ha detto che di calcio non si parlava.

Ha ragione, sarà l’unico cenno. Dicevo che è gratificante vedere tanto entusiasmo per uno sport bellissimo come la pallacanestro. Ed è meraviglioso vedere che anche la provincia si appassioni e al Palageroge la passione è enorme, come vedo e sento. Forse perchè c’è poco altro e lo sport, in questo caso la pallacanestro, dà alla gente un bel modo di trascorrere il tempo e argomenti di discussione.

Armani, ha qualche ricordo di Brescia legato alla sua attività?

Ho un ricordo d’infanzia, nitido.

Lo racconti.

D’estate, con la mia famiglia, si andava in vacanza in Vallecamonica. Si arrivava alla stazione di Brescia, si prendeva un treno e si arrivava a Edolo. Si chiama Edolo il paese con il capolinea, no?

Esattamente. E lo è ancora.

Bene, si andava in vacanza a Temù. Bella montagna, aria salubre. Mi divertivo tanto.

Cosa ricorda di quel viaggio?

Un paesaggio meravigliosamente variegato: la pianura, il lago d’Iseo, le montagne, i colori. Brescia, per me, è la Vallecamonica, Edolo, Temù, le vacanze con la mia famiglia. Come dimenticare?

E ora Brescia è un’avversaria della sua EA7 in campionato.

Una squadra che lotta con lealtà e un grande spirito: mi auguro centri i suoi obiettivi.

Nella Germani c’è un grande ex di Milano: David Moss.

È sempre un piacere vederlo giocare. E sono contento che con il Brescia sia stato protagonista della promozione e ora in serie A.

In campo Milano ha il suo stile: zero proteste, gesti plateali che infiammano gli animi.

Ho imposto io un certo clichè. Siamo parte di una società con una grande storia e la storia si fa anche attraverso i comportamenti. Portiamo il nome di Milano in giro per l’Europa e dobbiamo farlo nel migliore dei modi. Questo voglio da chi è nell’EA7.

Lo sport la ispira nel creare nuovi modelli?

Per la parte sportiva, sicuramente sì.

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