«Così farò crescere
la multiutility
dei territori»

Antonio Vivenzi, 46 anni,  vive a Paderno Franciacorta, Comune di cui è stato sindaco dal 2004 al 2014
Antonio Vivenzi, 46 anni, vive a Paderno Franciacorta, Comune di cui è stato sindaco dal 2004 al 2014 (DAMATOA)
Piergiorgio Chiarini22.09.2016

Piergiorgio Chiarini

Tre anni per segnare la svolta e gettare le fondamenta della «multiutility dei territori». È questo l’arco temporale nel quale si dovrà sviluppare il piano industriale approvato ieri dal consiglio di amministrazione di Linea Group Holding dopo l’operazione straordinaria che nelle scorse settimane ha portato A2A ad acquisire il 51% della società. Tra gli obiettivi di fondo: il pieno rilancio industriale del gruppo e delle sue società, anche grazie alle sinergie messe a punto con A2A, e il rafforzamento del suo radicamento territoriale nell’ovest bresciano e nel sud della Lombardia.

Il piano prevede circa 242 milioni di euro di investimenti, e un incremento al 2020 dell’Ebitda di oltre 40 milioni (che passerà da quasi 80 a oltre 120 milioni), per effetto della collaborazione con A2A e delle nuove iniziative industriali di sviluppo. Tra gli altri punti qualificanti ci sono il mantenimento delle sedi territoriali e la salvaguardia dei livelli occupazionali, con 100 nuove assunzioni nell’arco dei tre anni. Lgh svilupperà progetti di particolare rilevanza nel settore ambientale (ciclo dei rifiuti) e in quello del teleriscaldamento e delle reti di distribuzione.

L’approvazione del piano segna anche il debutto alla guida di Lgh di Antonio Vivenzi, neopresidente della società ma anche esponente di primo piano del Partito Democratico bresciano.

Presidente, di una possibile partnership fra A2A e Lgh si parlava da anni. Il tema si riproponeva ciclicamente. Come si è arrivati a passare dalle parole ai fatti dando vita a quella che è stata definita la «multiutility dei territori»?

«Tutto nasce da un'idea molto diversa rispetto a quella con cui in passato la vecchia Asm e poi A2A hanno guardato prima a Cogeme e poi a Lgh. Dietro il termine multiutility dei territori c'è un contenuto molto forte dal punto di vista delle sinergie. Il progetto di operazione straordinaria con A2A vuol dire ottimizzazioni, capacità di acquisire servizi e risorse a prezzi più convenienti, opportunità di utilizzare i know how molto avanzati di cui dispone A2A su un territorio che ha una dinamica assai più vicina a quella dello sportello, con un “front end” molto forte con i propri utenti. Da parte di A2A c'è stata la volontà non di acquisire ma di controllare Lgh per svilupparla come base aggregante per eventuali altre operazioni straordinarie. Quindi più cresce Lgh, più cresce la valorizzazione del 51% consolidato in A2A. C'è la volontà di non perdere il valore aggiunto che un'azienda come Lgh può dare ad A2A».

Operate però su territori contigui. Qualche sovrapposizione fra A2A e Lgh sarà inevitabile. Come la gestirete?

«È evidente che con le liberalizzazioni di questi anni i servizi che le due società offrono si sono sviluppati a macchia di leopardo. Ci sono sovrapposizioni anche territoriali. Noi facciamo alcuni servizi nei territori tradizionalmente di A2A e viceversa. Ma proprio per questo c'è la possibilità di ottimizzare la filiera ambientale, le reti gas, gli uffici acquisti, i servizi a supporto. Per come sono dislocati gli immobili, i centri di smaltimento, le flotte delle autovetture, abbiamo stimato che con queste ottimizzazioni si può arrivare a incidere addirittura sul 15% del mol. Numeri molto importanti».

Lei ha detto che da parte di A2A non c'è la volontà di acquisire Lgh ma l'amministratore delegato di A2A Valerio Camerano solo pochi giorni fa ha dichiarato che fra tre anni si deciderà se procedere alla fusione definitiva. Siamo già oltre la semplice acquisizione, non le pare?

«Ritengo sia prematuro parlarne adesso. L'idea della fusione è una delle opzioni, ma non è certo l'unica. Questi tre anni sono fondamentali anzitutto per dare subito valore aggiunto ai territori di Lgh. L'impegno mio e dell'attuale cda è di fare al meglio in questi tre anni perché ci sia una grande ricaduta in termini di investimenti e di occupazione. La sfida è davvero molto alta. Dopodiché nel 2019 i soci faranno le opportune valutazioni. Non sta a me dire quale sarà l'opzione migliore. Il mio mandato è fare quello che il piano industriale approvato in assemblea chiede: ottimizzare, aumentare l'ebitda da 80 a 120 milioni, che vuol dire una crescita del 50%, consolidare i servizi sotto il profilo dell'innovazione, cioè Smart City piuttosto che efficientamento energetico».

Ha accennato anche a investimenti occupazionali. In concreto cosa vuol dire?

«Oggi Lgh ha circa 1300 dipendenti. Nei tre anni di durata del piano industriale abbiamo previsto 100 nuovi assunti al netto del turn over. Anche questo significa investimenti sul territorio».

A2A ha scelto di lasciare la leadership di Lgh ai soci di minoranza. Come interpreta questa decisione?

«Valotti e Camerano sono riusciti a portare a termine l'operazione perché non sono entrati in Lgh con l'atteggiamento di chi è venuto qui per comprarci e poi chiuderci. Ci hanno detto invece: “prendiamo il 51%, perché una società quotata in borsa ha necessità di consolidare, ma vi facciamo crescere, ottimizziamo, creiamo valore aggiunto, diamo tutto il nostro know how dal punto di vista ingegneristico e gestionale”. E così facendo, nonostante diminuiscano le quote di partecipazione dei vecchi azionisti, in proporzione possono aumentare i dividendi».

Per voi non c'erano molte alternative: prendere o lasciare...

«Il mercato delle utility è profondamente cambiato, oggi è uno dei più dinamici a livello europeo. E sul piano industriale in Italia A2A è il gruppo più grande. Una partnership così può farci crescere. Pensare ad altre strade come la quotazione in Borsa o l'ingresso di un fondo di investimento, al quale del territorio non interessa nulla, vuol dire avventurarsi in percorsi improbabili. Come socio negli ultimi anni ho dovuto lottare non poco per scoraggiare queste soluzioni».

In Lgh come anche in A2A i Comuni azionisti pretendono i dividendi per finanziare per esempio i servizi sociali, ma le società per essere competitive devono fare importanti investimenti. Non sono due esigenze divergenti?

«Credo che lo specifico di queste società sia proprio quello di saper conciliare una grande vocazione industriale con un'attenzione alle richieste delle comunità. Quanto a Lgh, in questi tre anni la nostra posizione finanziaria netta migliorerà perché chiuderemo un bond da 300 milioni con il mercato e ci finanzieremo in casa, attraverso il canale di tesoreria interna di A2A, a condizioni oggettivamente molto diverse. Così libereremo risorse che andranno ai Comuni per fare investimenti».

 

 

 

«Io garante di tutti, non abdico dalla politica»

 

Le logiche di campanile che hanno contrassegnato, anche di recente, il confronto interno a Lgh non teme possano costituire un elemento di resistenza?
«Tutto quello che i territori si dovevano dire se lo sono detti durante il periodo di avvicinamento all'operazione straordinaria. Diciamo che la “catarsi” è stata agevolata dall'avvicinamento a un modello industriale come quello di A2A che era già passata da questa fase. Mentre prima controllavamo il 100% e quindi ognuno si sentiva a casa sua con la possibilità di indirizzare e orientare, oggi ti confronti con un 51% che mette la barra dritta. Non ci saranno più meccanismi premiali di un territorio rispetto a un altro, ma semplicemente le peculiarità dei territori verranno ascoltate, all'interno di un percorso industriale che consenta poi di dare delle risposte. Quindi know how e territorialità molto forte. Questo è piaciuto molto ad A2A».
Come intende muoversi per facilitare tale percorso?
«Costituirò comitati territoriali con i portatori di interesse di un'area che faranno direttamente riferimento a un consigliere di amministrazione di quel territorio e alla mia figura di presidente».
Nell'incontro di qualche giorno fa con gli analisti in Borsa Camerano ha precisato che a Lgh sarà lasciata, oltre al brand, anche l'espansione territoriale. Come procederete?
«Oggi insieme ad A2A copriamo di fatto tutta la Lombardia. Con A2A abbiamo stabilito che se fuori dai confini della regione in territori contermini alla nostra area di competenza ci fossero opportunità di ulteriore sviluppo verrà utilizzata Lgh come veicolo».
C'è già stato qualche approccio in questo senso?
«Per ora no. Abbiamo solo costruito un modello per stabilire chi si muoverà rispetto a un territorio. Lgh non viene isolata ma ha possibilità di crescita anche al di fuori del proprio perimetro».
La sua nomina al vertice di Lgh è chiaramente politica essendo espressa dalle maggioranze dei Comuni azionisti...
«Nessun problema a riconoscerlo. Il mio ruolo di presidente di Lgh nasce fortemente dentro il territorio franciacortino. Cogeme, in quanto azionista, era in condizioni di poter esprimere una presidenza che fosse gradita anche a tutti i soci e sul mio nome c'è stata forte convergenza. Chiaramente ci sono state tensioni nel centrodestra franciacortino, ma poi alla fine la mia candidatura è stata presentata da Dario Lazzaroni che non è certo espressione della mia parte politica e che ringrazio».
Ma al di là di questo, lei è anche vicesegretario provinciale del Partito Democratico, è il leader della componente renziana e ha un incarico di consigliere politico in un comitato della presidenza del Consiglio. Non sono ruoli un po' ingombranti?
«Devo ancora incontrare il segretario del Pd Michele Orlando al quale ho già anticipato la necessità di una riflessione sul mio ruolo di vicesegretario».
Pensa di lasciare?
«Diciamo che si apre un punto di domanda. È un problema di opportunità, non di incompatibilità. Non abdico dalla mia connotazione politica perché sono qui per una volontà politica, ma mi è stato chiesto di curare le relazioni istituzionali all'interno di un gruppo complesso come Lgh e devo essere il garante di tutti. In questo momento le battaglie politiche di primo livello ho tanti amici che le possono fare».
E sul suo ruolo di consigliere politico a Roma?
«Anche qui non c'è nessun tipo di incompatibilità e si tratta di un ruolo completamente diverso».
È innegabile però che il suo arrivo alla presidenza di Lgh sia il risultato di un percorso al quale lavorava da tempo...
«È stato riconosciuto un lavoro di cui mi sono fatto carico in questi anni. Non sono stato catapultato dall'alto come qualcuno ha detto».
La partnership con A2A è destinata a diluire il peso della politica in Lgh?
«Per fortuna! Diventiamo un'azienda che avrà una testa industriale e un cuore politico. La politica sarà garante nei confronti del territorio e delle amministrazioni locali che ci hanno preceduto. Non è la svendita di una storia».
A2A ha annunciato che aprirà due impianti per il recupero dei rifiuti provenienti dalla differenziata e la produzione fra l'altro di biometano. Come Lgh avete progetti in merito?

«Intendiamo sperimentare sul territorio di Lgh un ciclo di recupero dei rifiuti particolarmente virtuoso. Abbiamo un progetto sullo sviluppo del ciclo dell'umido ma ogni passo d'ora in poi sarà condiviso con A2A. Noi possiamo mettere a disposizione l’esperienza maturata in questi anni. A Cremona siamo al 72% di differenziata, dove abito io in Franciacorta siamo al 78%. Abbiamo iniziato dieci anni fa quello che oggi viene fatto a Brescia».

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