Corioni? Genio
bresciano. E io lo
racconto in un libro

Gino Corioni: è stato ufficialmente presidente del Brescia dal gennaio 1992 al luglio 2014
Gino Corioni: è stato ufficialmente presidente del Brescia dal gennaio 1992 al luglio 2014 (BATCH)
02.03.2017

La data non è casuale. Il 7 marzo, a Brescia, verrà presentata la prima biografia su Gino Corioni. È il frutto di due giorni di conversazione nella casa del presidente, a Ospitaletto, con il giornalista Vittorio Feltri, 73 anni, direttore di Libero dopo essere stato inviato del Corriere della Sera, aver fondato l’Indipendente e guidato a più riprese Il Giornale (la prima volta nel dopo Montanelli, 1994).

Il libro si intitola «Dar peso alle cose quotidiane. La mia vita oltre il calcio», è edito da Cairo (patron del Torino, altro presidente di una società di calcio: anche questo non è casuale...). Feltri è bergamasco e atalantino, «ma non così cieco da non applaudire un imprenditore geniale come Corioni e al sabato di chiedere per primo il risultato del Brescia, per il quale simpatizzo con sincerità pur tifando per la mia Dea», confessa nell’intervista a Bresciaoggi.

L’incontro è avvenuto nel 2012 nella casa dell’ex presidente del Brescia e Feltri, anche a distanza di tempo e con il presidente che non c’è più da quasi un anno, ne parla come se fosse avvenuto solo ieri.

Direttore Feltri, come ha conosciuto Gino Corioni?

In uno stadio, non ricordo quale a dire la verità. Me lo presentarono e rimasi immediatamente colpito dalla sua personalità fin dalle prime parole.

Ovvero?

Bè, intanto la sua storia da presidente di calcio. Ha preso il Bologna sull’orlo della serie C e l’ha portato in Coppa Uefa. E a Brescia ha fatto vivere un sogno: voi bresciani, e ve lo dice un bergamasco, avreste mai immaginato un giorno di vedere Roberto Baggio con la vostra maglia?

Gliene ha mai parlato?

Ho notato che, in casa sua, l’unico calciatore di cui c’è una foto è proprio Baggio. Gli si illuminavano gli occhi. Era la ciliegina ma era anche la torta.

E come è nata l’idea del libro?

Mi ha chiamato lui. Era già malato, sentiva che la fine era vicina anche se poi, grazie alla sua tempra e alla passione per il calcio, ha resistito oltre le aspettative. Voleva lasciare un’eredità spirituale alla sua bellissima famiglia, ai suoi figli, ai suoi nipoti. E ogni volta che mi parlava della malattia, io restavo colpito.

Da cosa in particolare?

Ne parlava come se fosse la mia, con una lucidità ma anche un’umanità dietro la quale c’era un’incredibile voglia di vivere come se non avesse ancora vissuto niente e aveva paura di perdersi ancora tante cose belle.

Corioni, dunque, non solo raccontato come uomo di sport.

No, anche se uomo di sport lo è stato a tutto tondo. Amava molto anche il ciclismo, se non sbaglio. Ma io, quando lo incontrai per la prima volta, restai meravigliato dalla persona. Corioni è un uomo di grande capacità pratica, di assoluta genialità imprenditoriale, la sua idea di lavoro di uomo che negli anni ’50, terminati gli studi, si è messo subito in gioco.

La genialità imprenditoriale di Corioni.

Questo è un libro che parla di un uomo del Nord, il tipico imprenditore di grande capacità e umanità. Corioni aveva connaturata un’ironia feroce ma non demoliva mai nessuno. Al fondo aveva il rispetto per tutti. E sulla genialità mi sembra che ci sia poco da dire. Ma vi pare poco quello che ha fatto?

Cosa intende?

Corioni ha usato la sua incredibile capacità per dotare il nostro popolo di sedili da water: una conquista di civiltà. Poi ha dilapidato per passione i profitti del suo genio per l’avventura sportiva. E i bresciani dovrebbero essergliene grati in eterno.

Non si aspetti di trovare a Brescia tappeti rossi alla memoria di Gino Corioni.

Eh, capita a tutti i presidenti. Mi è permesso per un attimo di parlare dell’Atalanta?

Ci mancherebbe.

Ecco, prendete Percassi. Nell’Atalanta ci ha giocato, poi ha fatto l’imprenditore ed è diventato un numero uno nel suo campo. Adesso è adorato dalla piazza per i risultati strabilianti dell’Atalanta. Ma cosa credete? Se un’annata andrà male, verrà contestato dimenticando tutto.

A Corioni è successa la stessa cosa negli ultimi anni.

Sapete quale era il suo cruccio? Quello di non aver saputo stabilizzare il Brescia tra le prime 10 squadre in Italia. Lo ha fatto solo quando aveva Baggio. E non parliamo dello stadio: una battaglia in cui credeva.

Lo sa che, quando Andrea Agnelli lo invitò per l’inaugurazione dello Stadium nel 2011, Corioni rifiutò per rabbia? Disse che gli avevano copiato il suo progetto.

Corioni era davvero una persona geniale, che vedeva prima degli altri. L’importanza per una società di calcio di avere un impianto di proprietà, lui l’aveva capita 25 anni fa.

Corioni ha visto il libro?

Sì, gli era piaciuto e quando è stato deciso di farlo uscire, dovevamo rivederci per aggiornarlo. Non ha fatto in tempo, purtroppo. Ma non è casuale che presenteremo il libro ai bresciani nel primo anniversario della morte.

Un particolare che l’ha colpita?

Ho risentito di recente qualche frammento di registrazione. La sua voce si spezza quando parla dei “passarini“, cui dava la caccia da bambino, e per cui fu punito.

Cosa voleva lasciare Corioni con questo libro?

Un’eredità spirituale, di vita da lasciare alla sua bellissima famiglia, alla moglie Annamaria prima di tutto, ai suoi cinque figli, poi al Brescia Calcio che ha amato di amore vero.

In quest’ordine?

Ora che mi ci fa pensare, non ne sono poi così sicuro.

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