«Con Muti, Bocelli
e Domingo ho reso
i miei sogni realtà»

Annalisa Stroppa: bresciana di Urago d’Oglio, mezzosoprano di fama internazionale, gira il mondo con la sua voce SILVIA LELLI
Annalisa Stroppa: bresciana di Urago d’Oglio, mezzosoprano di fama internazionale, gira il mondo con la sua voce SILVIA LELLI (BATCH)
22.01.2017

La gioia di vivere, perché alla fine la vocazione non basta. La scoperta del mondo nella bellezza dei suoi differenti riflessi, perché il fuoco della curiosità non si spenga mai.

«Quando sono felice esco», diceva Luigi Tenco. «Quando canto sono felice», confessa Annalisa Stroppa. Che si cuce addosso un concetto convincente di pienezza.

«Dopo ogni recita ho il sorriso», spiega. «E non è che sia sempre di ottimo umore, come tutti. Certi giorni sono abbattuta anch’io. Ma mi diverto tanto. Cantare mi fa bene». Meno male, considerata la qualità assoluta, e naturale, della sua voce da mezzosoprano. Da «Otello» a «Roméo et Juliette», da «Le nozze di Figaro» a «Il barbiere di Siviglia», ogni occasione è servita all’artista di Urago d’Oglio per illuminare la scena con una forza accecante. Uno dei rari casi, il suo, in cui si è tutti d’accordo. Perché non si potrebbe ignorare tanto talento.

«Non ci sono altri esempi di professionisti nella musica a casa mia - racconta Annalisa -. Niente cantanti, niente direttori d’orchestra. Ma è altrettanto vero che ogni giornata della mia vita, fin dall’infanzia, ha goduto di un sottofondo appropriato».

Che musica si ascoltava in casa Stroppa?

Leggera, pop, classica. Tutta. I miei genitori, mamma impiegata e papà operaio, oltre a trasmettermi il culto del lavoro mi hanno accompagnato nel tempo libero con le canzoni. Alla lirica mi hanno avvicinato i nonni. Passavo parte del pomeriggio con quelli materni e così ho scoperto i tre tenori, e Mario Del Monaco. Mi sono appassionata alle arie d’opera, le imitavo. Nessun dorma, O’ sole mio, Parlami d'amore Mariù... Già a 8, 9 anni. La mia nonna paterna cantava in chiesa, aveva una voce importante, ma non l’ha mai potuta coltivare.

La natura è stata generosa. O ha contato di più la determinazione?

Sinceramente, non ho mai pensato di poter fare altro nella vita. Avevo una voce speciale, ma fin da piccola, quando ho scoperto di avere questo tesoro, ho pensato di dover imparare a gestirlo. Non dovevo rovinarlo. Dovevo fare la cantante! Ma era presto per lavorare, a 9 anni la voce non è ancora mutata. Ho cominciato a studiare musica. A credere nei miei sogni.

Percorso liscio?

Sì, anche se c’è sempre da faticare. Sono stata ammessa alla classe di pianoforte del Conservatorio di Brescia e frequentando pure il liceo socio psico pedagogico Gambara. Mi sono laureata in Scienze alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bergamo e mi sono diplomata in canto al Marenzio.

Con massimo dei voti, lode e menzione d’onore. Studi umanistici, studi musicali e una preparazione così solida che quando è uscita dai confini, presentandosi da finalista al concorso Vinas di Barcellona, non poteva certo dirsi impreparata.

Beh, sapevo leggere la musica e suonare. Ed ero abituata ad impegnarmi: avevo preso l’abilitazione all’insegnamento nella scuola primaria, 2 giorni a settimana se ne andavano così. Ma la voglia di fare quello che desideravo mi ha sempre trasmesso grande energia. Grande entusiasmo. L’esempio, in questo senso, è sempre arrivato dalla famiglia. I miei hanno lavorato tanto, si sono sacrificati senza lamentarsi mai. Non li ho sentiti brontolare per la fatica che facevano nemmeno una volta.

Il primo amore nella musica?

I tre tenori. Non a caso forse sono un mezzosoprano, lo specchio femminile del tenore. Pavarotti era il mio idolo. Mi attraeva la naturalezza con cui sapeva porgere il suono. Non dimentico Carreras. Io poi ho avuto l’onore di cantare con Placido Domingo, oltre che con Bocelli. Un modello, certo, è Maria Callas.

Quando ha capito che la sua carriera poteva davvero decollare?

Nel 2011, con I due Figaro. L’opera riscoperta da Riccardo Muti, un maestro da cui ho imparato tanto. Era il mio debutto al Festival Internazionale di Salisburgo, era una prima esecuzione e avevo un ruolo da protagonista. Tutti i fari del mondo dell’opera erano puntati su di me. Una svolta, alla quale affiancherei, in tempi più recenti, l’apertura della stagione della Scala nel 2016, nella Madama Butterfly, diretta da Chailly nel ruolo di Suzuki. Una «prima» indimenticabile.

Da anni ormai gira il mondo con la sua voce. Fra una tournée e l’altra, gli episodi buffi non saranno mancati.

Senz’altro. E sono tutti episodi legati al Barbiere di Siviglia. Era buffa la produzione al Filarmonico di Verona, nel 2015, per la regìa di Maestrini: cartone animato interattivo, video, tutti i personaggi caratterizzati in base alla figura imponente di Rossini. Costumi enormi che riprendevano il concetto della grandezza sua. Mi sono vista così grossa che quasi facevo fatica a camminare, come avessi preso 50 chili tutti insieme... Rosina è sicuramente il ruolo che ho cantato di più. Con la regìa di Mariani a Caracalla l’ho fatto in versione musical: ero come Titti, il canarino dei Looney Toons, mi dondolavo su una altalena in una gabbietta. Ma l’aneddoto più gustoso è capitato a Tel Aviv. Per cantare sospesa dovevo salire su una scala dall’interno alla parte superiore della scena, ma gli attrezzisti si erano dimenticati, che dovevo salire... Ero disperata: la scaletta era troppo in alto, non riuscivo a prenderla. Sopra i colleghi mi davan la frase, Rosina dov’è? Ero di sotto, bisbigliavo non c’è la scala! Attimi infiniti. Poi abbiamo iniziato a giocarci sopra, a inventarci battute: Rosina dov’è? Arrivo! Quanto sudare. Ma ne sorridiamo ogni volta.

A chi si ispira?

Cerco sempre di lasciare una mia impronta, pur ascoltando tutto e riconoscendo la grandezza altrui. I ritmi e i gusti sono cambiati nel tempo, quindi apprezzo particolarmente chi ha saputo gestire la propria carriera e renderla duratura. Penso a Domingo, esempio per eccellenza. O alla nostra Daniela Dessì: come non pensare alla sua grande carriera! Serietà, dedizione, la musica sempre al primo posto. Perdita gravissima, esempio da seguire. Poi vorrei citare Mariella Devia. Apprezzo gli artisti che salgono sempre sul palco con la professionalità e l’entusiasmo del primo giorno.

Come sarà il suo 2017?

Adesso sono impegnata con Falstaff, a Milano. Una produzione accattivante che debutterà il 2 febbraio, Interpreto Meg Page, sotto la direzione di un altro grande maestro qual è Zubin Metha, ottant’anni di energia da vendere. A marzo sarò ancora Rosina per Il Barbiere di Siviglia a Montecarlo, poi sarò Maddalena nel Rigoletto ad Amsterdam. In estate mi aspetta Carmen sul lago di Costanza, e a ottobre invece tornerò alla Scala per il Nabucco.

Ritmi serrati. Le rimane tempo per?

Mah... Solo per vedere le persone care, la famiglia e gli amici, quando torno a casa. Amo visitare le città quando sono in tournée e mi diletto a cucinare. Sperimento. I primi piatti sono il mio cavallo di battaglia. Non sono pronta per MasterChef, ma me la cavo. E mi diverto, anche qui.

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