Cellino vuol cambiare
musica: «Il Brescia
ora sia più rock»

Massimo Cellino, 61 anni: è stato presidente di Cagliari e Leeds, dal 10 agosto è proprietario del Brescia
Massimo Cellino, 61 anni: è stato presidente di Cagliari e Leeds, dal 10 agosto è proprietario del Brescia (BATCH)
Vincenzo Corbetta29.09.2017

 

Massimo Cellino a tutto campo, tra il fumo delle sigarette (tre) e l’arrosto che vuole servire al Brescia e ai bresciani. Ma per la cottura a puntino servirà tempo.

Cellino, dopo un mese e mezzo alla guida della società che impressione ha?

Partiamo dalla squadra?

Vada con la squadra.

Mi aspetto che il Brescia inizi a giocare a pallone.

Dunque, finora non è soddisfatto?

Ma io non la conosco ancora. Voglio capire cosa riserverà il futuro, che giocatori ho. Non voglio assolutamente che il Brescia sia ossessionato dai risultati: sarebbe un errore. Piuttosto deve essere ossessionata dal progetto, dal modo di giocare, dalla voglia di trovare la direzione giusta da prendere. I risultati positivi molte volte nascondono i problemi. Ma quando i problemi, quelli veri, sorgono, i risultati non arrivano. E non è un caso.

Il destino di Boscaglia non è legato ai risultati?

Siete voi che parlate dell’allenatore, non io. Sapete quale è la realtà? Che Brescia - e intendo tutti: ambiente, stampa, tifosi - si è adagiata su questa realtà. Brescia ha fatto più Serie B di tutte le società. Nella vita si raccoglie quello che si semina. A volte una pianta è meglio farla seccare per seminarne una nuova e così cresce più rigogliosa.

Sta dicendo che era meglio ripartire da zero? Cosa c’è che non va?

Questa società e questa squadra sono circondate da un ambiente abituato a sopravvivere. Vi accontentate di questa realtà, della serie B. Io sono un po’ rock, lo sapete. Mi piacciono l’elettricità, l’alta tensione. Si rischia di farsi male, ma ogni tanto pure di vincere. Qui mancano le emozioni.

Ovvero, presidente?

Non mi sento ancora coinvolto in questa sfida. Non so con chi farla, credetemi. Non offendetevi se vi dico che percepisco tristezza, la stanchezza di una popolazione che lavora duro e per questo ha poca voglia di ridere.

Per questo Brescia non esplode mai di passione per la sua squadra?

Sentite: lo stadio, le partite servono a distrarsi, anche per mandare a quel paese il presidente, sissignori. Servono per dimenticarsi le disgrazie settimanali, per avere la soddisfazioni di essere rappresentati da una società, da una squadra che vince.

È questo il ruolo di una società di calcio?

In città come Brescia o Cagliari, sicuramente. È fondamentale per distrarre la popolazione, ha il compito sociale di intrattenere il pubblico. Noi ti facciamo vincente in un campo quando magari non lo sei stato durante la settimana nel lavoro. Riusciamo a far sognare. Allo stadio si va per urlare, per divertirsi, per gioire.

E questo Brescia, finora, fa divertire il pubblico? Le piace?

Sabato abbiamo avuto occasioni da gol, prima non ne vedevo. Io posso mandare via un allenatore primo in classifica perchè sta facendo danni inenarrabili, posso confermarne uno ultimo se sta lavorando in una certa direzione. Noi non dobbiamo avere fretta di mettere su i tramezzi. Preferisco perdere una-due settimane e avere fondamenta belle forti.

L’obiettivo di quest’anno?

Non ho intimato a nessuno di andare in A. Poi dentro il cuore, la speranza c’è: una botta di fortuna, perchè il calcio è strano. Ma non voglio che l’allenatore faccia certe scelte per fare il punticino ed evitare di essere mandato via. Ai punti per salvarci ci pensiamo da dicembre in avanti. Ora costruiamo qualcosa, diamo segnali importanti per il mercato di gennaio. Il Brescia, così com’è messo, è ancora al punto di partenza. Fatemi capire dove può andare. Spero che Boscaglia, d’ora in poi, faccia scelte più rock.

C’è un giocatore che l’ha sorpresa in particolare?

Caracciolo. Mi tocca il cuore constatare quanto ama questa squadra. Glielo leggo negli occhi. Quando gli ho parlato per la prima volta a tu per tu, sapete cosa mi ha detto?

Cosa le ha detto?

Presidente, perchè non è venuto 10 anni fa a Brescia? Ecco, uno che ti confessa una cosa del genere, conoscendone la carriera e la storia, ti fa capire come ci tiene a vedere il Brescia a certi livelli. Caracciolo è uno che va molto sul sentimento e sull’amore. Il Brescia ha la fortuna di averlo, ma non deve avere la responsabilità di devastarlo.

Cosa intende dire? Che lo sta utilizzando troppo?

Caracciolo è un giocatore importante, ma non più giovane. Non possiamo chiedergli cose che non sono più umane per lui. Non deve avere tutta la responsabilità della squadra sulle spalle. E guardate che lui lo sente, questo peso. Non è giusto. Così rischiamo di far fondere il motore di Caracicolo e di non far crescere la squadra. Siamo più noi a doverlo supportare che lui a dover supportare noi.

Un caso che l’unica vittoria del Brescia in campionato coincida con l’assenza dell’Airone?

Voi che dite? Sento la gente che lo chiama in continuazione: Andrea, Andrea. E ho udito persone affermare che il Brescia ha perso perchè Caracciolo non ha segnato. Noi dobbbiamo fare in modo che senta meno responsabilità. Quando Caracciolo c’è, inconsciamente i compagni si sentono deresponsabilizzati. Tanto, pensano, risolve lui. Ma Caracciolo va coccolato nella maniera giusta, bisogna farlo invecchiare come un buon vino.

Dalla squadra alla società. L’obiettivo di Cellino?

Io voglio darle una direzione precisa, basi solide a partire dal centro sportivo dove il nostro lavoro verrà concentrato e potrò seguirlo da più vicino. Abbiamo vari progetti, l’importante è non allontanarsi troppo da Brescia.

Tempi stimati?

In primavera faremo i primi allenamenti nel nuovo centro sportivo. Dunque, dai 6 ai 9 mesi. Volando, si può fare.

E lo stadio?

C’è stato un abboccamento con il sindaco Del Bono. Bisogna incontrarsi.

E quando? E cosa proporrà?

Il progetto di uno stadio che non entrerà negli annali dell’impiantistica sportiva italiana, ma sicuramente fattibile, che coinvolga tutti. Io non porterò alla città un regalo che non mi posso permettere: non ho mai fatto e mai farò il passo più lungo della gamba. L’impianto dovrà costare il meno possibile al Comune, guai a caricare di sprechi un’azienda pubblica.

Le piace l’ubicazione attuale del Rigamonti?

È l’ideale, ma creare viabilità, una nuova logistica e altri parcheggi ce lo possiamo permettere ancora meno dello stadio. Il Rigamonti, così com’è, mi ricorda l’anfiteatro romano di Cagliari. È solo macerie, solo a buttarlo giù è un grosso affare. Sono scomode perfino le poltroncine della tribuna vip, mi ci sono seduto per la prima volta sabato. Non ci si sta, non si riesce nemmeno a camminare per uscire.

Cosa propone?

C’è una cosa sola da fare: raderlo al suolo, giocare in questo stadio, senza dover fare l’espatrio come feci io a Cagliari è una pazzia, una tristezza. Voglio che Brescia abbia uno stadio snello, poco costoso, da 15-20 mila posti. In 2 estati si riesce a farlo, ma già dopo la prima ci si giocherebbe dentro. Si tamponerebbe con le strutture mobili in attesa della versione definitiva.

Anche in questo caso la domanda è: tempi?

Nel 18-19 si può già averne una parte. Ma con una squadra per giocarci.

E il progetto?

Voglio che sia fatto da uno studio di giovani talentuosi, che facciano un lavoro innovativo, gente con gli occhi sognanti quando mettono giù un disegno rivoluzionario più che a mettere giù le parcelle. I progetti costano, soprattutto quelli irrealizzabili.

Si aspettava più abbonamenti?

Ma io non volevo nemmeno aprirla, la campagna, perchè non so che spettacolo posso garantire a questa gente. Se ti posso dare 100, ti chiedo 100. Se ti posso dare 5 ti chiedo 5. Io non so cosa ho. Ai tifosi dico: volete scommettere con me? Lo feci a Leeds.

Esattamente cosa?

Promisi che avrei restituito i soldi ai 20 mila abbonati se non fossimo arrivati tra i primi 10. Sono arrivato settimo. Era una sfida, ma ora a Brescia non posso ancora: non so bene che squadra ho.

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