«Brescia da regina
della manifattura a
capitale della cultura»

La vice sindaco di Brescia, Laura Castelletti, con un «visore»
La vice sindaco di Brescia, Laura Castelletti, con un «visore»
02.08.2018

Si è concessa il lusso, l'altro giorno, di spegnere il cellulare per un paio d'ore e di tuffarsi negli spazi della Biennale di Architettura, a Venezia. «Quando l'ho riacceso – racconta – era tempestato di messaggi e chiamate, tutte per un motivo». Ovvero il «caso Bonisoli» sull’apertura di musei, durato lo spazio di una giornata. Un putiferio. Se ti chiami Laura Castelletti, e da oltre un lustro sei assessore alla Cultura del Comune di Brescia, è inevitabile che il tuo smartphone si trasformi in una sorta di centralino. C'è, però, un altro significato sotteso alla vicenda: vitalità, fermento culturale. E l'occasione per una chiacchierata a tutto tondo sul tema.

Restando in ottica nazionale, il giudizio sulle scelte paventate dal Governo è chiaro. E sull'operato dell’ex ministro Franceschini, invece? Al netto delle eventuali affinità politiche.

«Ha impresso uno slancio importante per la cultura, facendola tornare centrale nel nostro Paese. Si è ricominciato a investire, a utilizzare lo strumento della gratuità che, parlano i numeri, ha riavvicinato le persone ai musei. E poi l'Art Bonus, che a Brescia ha dato frutti importanti. Se la Vittoria Alata è partita per il restauro e tornerà in Capitolium senza pesare sul bilancio pubblico, è merito proprio dell'Art Bonus. Spiace vedere che, semplicemente per il cambio di colore del governo, vengono smontate cose positive».

Scelta ideologica, quindi?

«Sì. Ed è questo il peccato. La cultura è di tutti ed è evidente che ci sarà, anzi c'è già, una scelta di minore investimento di questo governo».

Capitolo Brescia. Siamo a metà 2018, per il 2022 la città ha lanciato la sua candidatura a capitale della cultura. Qual è il passaggio imprescindibile per farcela?

«Bisogna chiarire una cosa ai bresciani: noi ci candidiamo. Ma ci sono anche altri nomi importanti che lo faranno e sono in possesso di un cospicuo patrimonio da presentare. Vedo il percorso come una fase molto importante, oltre a quello che sarà il risultato: ci aiuterà a mettere a sistema tutto ciò che oggi abbiamo sparso, come satelliti di una galassia. La vivacità e la produzione culturale hanno bisogno di essere ricondotte in un quel percorso, e di essere riconoscibili. L'idea è una: da capitale della manifattura a capitale della cultura».

È il Musil il punto di raccordo?

«Sarà un punto fermo, un museo unico in Italia. Racconterà la cultura del lavoro e della creatività. Dove c'è l'industria manifatturiera è presente anche la più grande produzione intellettuale. La parte urbanistica e strutturale ci sono. Alcuni contenuti sono disegnati, altri vanno completati».

E le criticità sulla candidatura?

«Mi preoccupa soprattutto la fase di tessitura: costruire un sistema culturale che si presenti all'Italia e all'Europa. È un impegno non da poco».

Verrà creata un'associazione, oppure un comitato apposito per centrare l'obiettivo?

«Sicuramente verrà predisposto un incubatore ad hoc, con una parte operativa e una di rappresentanza. Anche se è presto per capire di che forma: siamo ancora in fase di costruzione. Quindi individueremo chi avrà la regia e, mi piace poter immaginare, con grandi competenze culturali ma anche una conoscenza delle trasformazioni industriali delle città. E poi bisogna coinvolgere le forze economiche della città».

Cambiando argomento: venerdì scorso la Specola è stata presa d'assalto, in castello, per l'eclisse. Passa da lì il recupero del Museo di Scienze Naturali?

«Si tratta di una delega nuova per me, la eredito da Fondra. È stato studiato un percorso di rilancio: serve un direttore, che ora non c'è. Oltre a investimenti sulla struttura: qualche milione bisogna trovarlo. Per coinvolgere, soprattutto i giovani, bisogna guardare verso lo spazio».

E Brescia Musei?

«Cambia parte del Consiglio e la presidenza, ci faranno proposte per i prossimi cinque anni e le valuteremo. L'occhio speciale si sposta dalla Pinacoteca, in cui dobbiamo chiudere con la copertura in vetro e il giardino, al Castello. Serve un segno d'artista, come quello di Kapoor che non abbiamo potuto avere».

Per una Brescia sempre più europea...

«È così: a Brescia piace stare con i piedi in Europa».