«Brescia assapori la gioia
di rigiocare contro Milano
Già questa è una vittoria»

Sergio Scariolo, 55 anni, bresciano: ha allenato Milano, ora è commissario tecnico della Spagna
Sergio Scariolo, 55 anni, bresciano: ha allenato Milano, ora è commissario tecnico della Spagna (BATCH)
20.10.2016

Sergio Scariolo, 55 anni, è un cittadino del mondo con una brescianità forte, radicata. Con orgoglio e consapevolezza porta in giro il nome della sua città per Olimpiadi, Mondiali, Europei anche se sulla divisa ufficiale, in prossimità del cuore, c’è la bandiera della Spagna, nazione in cui vive da anni (ha casa a Marbella) e dove ha vinto con i club (2 scudetti con il Real Madrid nel ’99-2000 e con il Malaga nel 2005-06; 2 Coppe del Re con il Saski Baskonia nel ’99 e con il Malaga nel 2005) e con la nazionale: 3 Europei (Polonia 2009, Lituania 2011, Francia 2015), 2 medaglie olimpiche (argento a Londra 2012, bronzo a Rio 2016).

Domenica, però, c’è Brescia-Milano, la «sua» partita. La sua prima squadra contro l’ultima italiana (biennio 2011-2013), la macchia di una carriera piena di successi e onori. Scariolo domenica non sarà al Palageorge, ma davanti alla televisione sì. Certe gare sono imperdibili anche per il numero uno degli allenatori.

Scariolo, domenica c’è Brescia-Milano. Pronostico già scontato?

Sulla carta, sì. Milano ha blasone, tradizione, forza di società e di squadra. Però, nell’ottica di Brescia, ragionare unicamente in funzione del risultato significa comperare frustrazione.

Ovvero?

Brescia è tornata a misurarsi con le grandi della pallacanestro italiana non solo dopo anni nella categoria inferiore, ma addirittura dopo che era scomparsa. Ha fatto un percorso di crescita giusto, per gradi, senza forzare i tempi. Avrebbe potuto investire subito cifre fortissime per tornare immediatamente in serie A, magari ci sarebbe anche riuscita, ma sarebbe retrocessa dopo un anno e con conseguenze deleterie anche per la società.

Invece non è stato così.

E me ne compiaccio. Brescia ha tutto per costruire una realtà solida, che duri nel tempo. C’è una società seria; c’è una squadra costruita con criterio e proporzionata alle ambizioni, che per quest’anno sono la salvezza; c’è il pubblico, ma su questo non avevo dubbi: già in A2 i tifosi davano al Brescia unaa spinta in più. Ho visto uno spezzone della gara con Cantù, mi ha impressionato il calore dei 5.000 del Palageorge. Che felicità, ma lo sarò ancora di più quando sarà pronto l’Eib.

Un passo decisivo è stato fatto: il nuovo palazzetto dello sport si farà.

Non vedo l’ora. Al Basket Brescia in questo momento manca solo una casa propria. Il Palageorge di Montichiari è bellissimo, ma l’Eib è un’altra cosa.

Dunque, pronostico chiuso per Brescia contro Milano?

Ribadisco: Brescia non deve ragionare così. Deve dire: bene, torniamo a incontrare uno squadrone come Milano dopo anni e anni. E già questo è un motivo di soddisfazione. Allora bisogna cercare di fare il massimo, di affrontare giocatori di valore assoluto con lo spirito giusto e trasmetterlo al pubblico che sarà a Montichiari.

Quindi il risultato conta relativamente?

Ma deve essere così. Come fa una realtà come Brescia a rovinare l’attesa per una partita così bella con l’assillo del successo a tutti i costi? Questo non significa che non proverà a vincere, ma l’importante è che la squadra trasmetta al pubblico la sensazione di avercela messa tutta, di aver fatto l’impossibile per mettere alla frusta Milano.

Come la sua Spagna contro gli imbattibili Stati Uniti nelle ultime due Olimpiadi?

Ecco, ha centrato perfettamente il paragone.

A Londra 2012, in finale, perse di 7 punti e fu argento. A Rio 2016, in semifinale, la sconfitta fu di 6 lunghezze e la Spagna poi si prese il bronzo.

Ma in entrambe le occasioni nessuno ci rimproverò nulla. Abbiamo fatto penare la squadra più forte del mondo, che non perde da 10 anni. Magari un giorno la batteremo, ma sarà in un girone eliminatorio, non certo in una gara a eliminazione diretta dove la concentrazione è massima e allora gli Usa sono ancora di più di un altro pianeta.

Perdere con uno scarto così risicato, e per due volte, contro gli Stati Uniti vale una vittoria?

Nella pallacanestro, ma non solo, non esistono i mezzi successi. Noi abbiamo perso. Con onore, ma pur sempre sconfitti.

Tornando a domenica, nessuna possibilità per Brescia?

In un mazzo di 52 carte ci sono un paio di jolly, no? In una stagione Milano potrà sbagliare, al massimo, 2-3 partite sulla carta scontate. Speriamo che una sia proprio al Palageorge.

Scariolo ha il dente avvelenato con Milano per quel biennio 2011-13 senza vittorie?

Assolutamente no. Il primo anno, anche senza il successo finale, fu comunque positivo. Nel secondo sbagliammo la scelta di alcuni giocatori-chiave e gli errori estivi difficilmente si possono correggere in corsa.

Lei vive e lavora in Spagna da anni. Cosa si porta di Brescia in giro per il mondo?

La mia brescianità la sento sempre, anche se quando sei in giro accade meno. Ma quanto torno a Brescia, percepisco le mie radici con forza. Rivedo mia sorella, mia madre che in questi giorni è qui da me in Spagna, gli amici di un tempo che sono ancora i più sinceri, i più veri. E poi i luoghi: l’Eib, la palestra Emiliani o quel che resta, lo stadio.

Sta parlando del Rigamonti?

Certamente. Da ragazzo quante volte, la domenica pomeriggio, alle 14,30 ero sugli spalti di Mompiano a tifare per il Brescia Calcio e tre ore dopo sulle gradinate dell’Eib a sospirare per la Pinti Inox. Sono cose che non si dimenticano.

Nemmeno se si è tre volte campioni d’Europa alla guida di una nazionale straniera?

Sì, è così.

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