«Brescia è una miniera
abbandonata da cui
estrarre dei diamanti»

Massimo Cellino intervistato da Franco Ligas per Youtg.net
Massimo Cellino intervistato da Franco Ligas per Youtg.net (BATCH)
07.08.2017

Un’ora di Massimo Cellino. Puro. Non diluito dalla retorica, dalla prudenza o dall’etichetta. Un Cellino senza filtri. Il prossimo proprietario del Brescia si è concesso, insclusiva per YouTG.net all’unico che potesse ottenere una lunga confessione su ciò che è stato e sarà il suo legame con Brescia: Franco Ligas, sardo come lui. L’intervista si è svolta sabato sera, su una barca che avvicinava la costa della Corsica.

Presidente, perché proprio il Brescia?

«Ho seguito i segni. Il Brescia nella mia vita ha sempre rappresentato qualcosa. Era del mio caro amico Gino Corioni, mi ha regalato la Coppa Uefa con il Cagliari nel 1993 e non l’ho mai dovuto affrontare in Serie B. E poi mi piace come simbolo».

Quale simbolo?

«La leonessa. Rappresenta il mio carattere e il mio segno zodiacale. C’è affinità».

E come società cosa le dice?

«Ha un grosso potenziale. È come una miniera abbandonata da cui si possono ricavare degli ottimi diamanti».

Da quanto tempo lo corteggiava?

«Da due anni».

Seriamente?

«Assolutamente. Mi è stato offerto dopo la morte di Corioni. Ho parlato con Bonometti, che è una persona eccezionale ma estranea al calcio. Gli ho detto che era meglio fermarsi, altrimenti si sarebbe fatto male. Così ha ceduto a me e ha recuperato l’investimento».

Che presidente sarà per il Brescia?

«Per me il calcio è un lavoro. Ho imparato a farlo per necessità e ho la certezza che Brescia possa essere un’azienda che genera utili. Ma la società mi apparterrà relativamente: le società sono dei tifosi».

Con quelli del Brescia che tipo di rapporto intende creare?

«Un rapporto basato su un aspetto molto semplice: io voglio vincere e i tifosi vogliono altrettanto».

Vincere subito?

«Il calcio è una brutta bestia e il Brescia è una squadra da ricostruire. Quando ci saranno i presupposti andrà in Serie A da sola. Accelerare le cose quando non si è pronti è un rischio. Io non sono il presidente che va in Serie A per tornare indietro subito».

È un presidente che ha sempre creato utili. Come?

«Dando ai giocatori solo quel che potevo. Ho compensato i pochi soldi con l’amore. A Cagliari i giocatori avevano una media di permanenza di sette anni. Significa che si son trovati bene».

E lo stadio?

«A Brescia c’è un immondezzaio, come a Cagliari. Se a Brescia vogliono uno stadio glielo faccio in tre mesi».

Le scoccia che l’Atalanta sia in Europa?

«Percassi è un amico, è il miglior presidente in Italia ma ha iniziato a vendere bene quando me ne sono andato io. Datemi due anni e con Percassi ci divertiremo».

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